Cos'è l'ossigeno-ozono terapia

Meccanismo d’azione

338 views marzo 7, 2016 progettOzono 3

Quando il sangue umano è esposto a dosi terapeutiche di ossigeno e ozono, entrambi i gas si disciolgono nel plasma a seconda della loro solubilità, pressione parziale e temperatura.
Mentre l’ossigeno stabilisce un equilibrio tra la fase gassosa e il plasma, l’ozono, dieci volte più solubile, non può stabilire un equilibrio, poiché REAGISCE IMMEDIATAMENTE con le biomolecole (PUFA, antiossidanti) presenti nel plasma, ed è totalmente esaurito. La reazione genera prodotti dell’ossidazione lipidica (LOP) il perossido d’idrogeno (tra altri possibili ROS), che possiamo definire “metaboliti dell’ozono”. Il successivo aumento della concentrazione di perossido d’idrogeno genera un gradiente che causa il rapido trasferimento nelle cellule ematiche dove, in pochi minuti, attiva numerosi processi biochimici e simultaneamente il perossido di idrogeno, ridotto ad acqua da un sistema antiossidante intracellulare molto efficiente (GSH, catalasi, GSH-Px). Questa fase fondamentale corrisponde a un lieve, controllato, acuto e transitorio stress ossidativo, necessario all’attivazione biologica, senza concomitante concentrazione tossica, quando la dose di ozono è compatibile con la capacità antiossidante ematica, che in confronto è molto superiore a quella indotta.
Mentre i ROS sono responsabili degli effetti biologici immediati nel sangue, i LOP sono effettori chiave tardivi, quando il sangue ozonizzato ex vivo torna in circolo dopo la reinfusione. Quando l’ozono è applicato localmente, sia i ROS che i LOP esercitano i loro effetti nei tessuti.
I LOP possono raggiungere ogni organo, in particolare il midollo osseo dove, dopo aver indotto la stimolazione del nucleo cellulare (NFKB e Nrf2), per mezzo della variazione intracellulare del perossido d’idrogeno e del glutatione, possono indurre l’adattamento allo stress ossidativo acuto ripetuto. A causa della terapia prolungata, l’attività dei LOP terminerà con l’over regolazione degli enzimi antiossidanti, la comparsa di proteine dello stress ossidativo (eme-ossigenasi I come marker tipico) e probabile rilascio di cellule staminali, che rappresentano I fattori cruciali che spiegano alcuni degli effetti straordinari dell’ozonoterapia. Recenti articoli del gruppo di Bocci (Pecorelli et al., 2013), confermati da Re (Re et al., 2014) hanno dimostrato il coinvolgimento della modulazione di Nrf2 successiva a trattamento con ozono nell’uomo. La Nrf2 è una proteina chiave responsabile sia della detossificazione cellulare (guarigione) che della morte cellulare (malattia) (Zucker et al., 2014), dimostrando così ancora una volta l’importanza di usare le migliori dosi di ozono per raggiungere l’effetto desiderato, capace di indurre vantaggi, e non danni, per la salute.
Deve essere sottolineato che IL SANGUE ESPOSTO AD OZONO È SOTTOPOSTO A UN LIEVE E TRANSITORIO STRESS OSSIDATIVO assolutamente necessario per attivare le funzioni biologiche e non induce effetti dannosi. Lo stress deve essere adeguato (non subliminale) ad attivare i meccanismi fisiologici, ma non eccessivo tale da superare il sistema antiossidante intracellulare e provocare danno, sebbene tale soglia sia molto alta. È stato stimato che le dosi di ozono che potrebbero essere considerate eccessive per un soggetto medio siano nell’ordine the oltre 30.000 μg di O3 a seduta (Bocci, 2011). Le concentrazioni oltre 80 μg/ml possono superare le capacità antiossidanti di alcuni tessuti (Greenberg, 1993). D’altra parte, una dose di ozono molto bassa (sotto la soglia di 2.000 μg) è completamente neutralizzata dall’abbondanza di antiossidanti e dagli acidi grassi insaturi del plasma, e può solo produrre un effetto placebo. Allo stesso modo, 1 μg di ozono per seduta, somministrato per via sistemica in un trattamento, è inutile per correggere lo stress ossidativo (Borrelli, 2014). E’ stato inoltre osservato (Hernandez, 2005) che nei pazienti con BPCO già 4 μg sono in grado di migliorare lo stress ossidativo ma non gli altri parametri clinici; al contrario, 8 μg possono migliorare entrambe le situazioni. Date queste esperienze, è fondamentale utilizzare una dose efficace -ben dimostrate dalle ricerche scientifiche- per ciascuna patologia.
La RISPOSTA TERAPEUTICA ottenuta da ripetuto stress ossidativo può essere concepita come EFFETTO PRECONDIZIONANTE, capace di ristabilire un equilibrio in grado di modulare il sistema redox alterato da cause patologiche, con un meccanismo che può essere definito come “Ormesi Clinica” o “OzoOrmesi.

Progetto Ozono!